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GIOVANNI RABONI

Nato nel 1932 a Milano, Giovanni Raboni ha pubblicato il suo primo libro di poesie nel 1961 (Il catalogo è questo); i suoi testi fondamentali sono Le case della Vetra (1966), Cadenza d'inganno (1975), Nel grave sogno (1982), e Canzonette mortali (1986).

Di formazione cattolica, Raboni ha seguito una parabola di progressiva politicizzazione che, partendo dall'umanesimo d'ispirazione manzoniana (di cui è chiaro eco il titolo della raccolta del 1966) e attraversando gli entusiasmi dei primi anni Settanta, è culminata in un impegno più preciso e costante negli anni del «riflusso» e della rivincita conservatrice. Al centro della poesia di Raboni sta l'esperienza della trasformazione della società che porta con sé il tema del confronto fra il presente e il passato, attorno al quale si dispongono i temi corollari (frammenti di vissuto autobiografico, spunti della cronaca politica, ritagli di realtà quotidiana che offrono materia ora di paragone, ora di ironia, ora di denuncia, ora di confessione sconsolata, ora d'indignazione, ora di sofferta impotenza).

Dalla compresenza di tanti motivi deriva l'impressione di «frantumazione» del mondo prodotta dai testi di Raboni: la dissoluzione del vecchio mondo ne è certo all'origine, ma l'autore non sa né vuole dolersi troppo di tale svanimento, poiché alla nostalgia, al rimpianto associa la consapevolezza che la trasformazione avviene,
ad onta di tutte le spinte opposte, nel senso di una maggiore giustizia. In effetti la poesia di Raboni vive e prospera su questa ambiguità. In questi caratteri si può forse riconoscere una delle eredità trasmesse alla recente poesia lombarda da Vittorio Sereni; ma le altre vanno certamente rintracciate nell'impostazione sottilmente elaborata (soprattutto sul piano prosodico e musicale), nell'impasto espressivo, che contamina il linguaggio lirico tradizionale (quello umanistico, per intenderci, la cui ultima incarnazione era stato l'Ermetismo) con stilemi discorsivi e temi quotidiani per degradarlo e sfibrarlo, nel rifiuto di un'estetica i cui giudizi di valore non servono ad altro che a fare della letteratura un'attività fine a se stessa. Perché l'idea che muove con sempre maggior chiarezza l'opera di Raboni è che la poesia «per avere forza e acquistare una funzione attiva nella cultura del nostro tempo deve servirsi della letteratura per uscirne, pur rimanendo operazione squisitamente letteraria».

Muore a Fontanellato il 16 settembre 2004.


Il testo è tratto da: Cadenza d'inganno, Mondadori, Milano, 1975
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